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Combattere l'Obesità Stampa E-mail

Si potrebbe imporre per legge uno stile di vita corretto. Imporre per legge che si abbia un’alimentazione sana e si rispettino stili di vita corretti al fine di prevenire l’obesità? Sugli interventi che uno stato potrebbe adottare si sono fatte varie ipotesi: sconti sulle assicurazioni sanitarie per chi è virtuoso, incentivi alle aziende che promuovono al loro interno la "wellness", un prezzo maggiorato per i cibi grassi. In particolare l’argomento era stato affrontato in un commento pubblicato sul Journal of the American Medical Association nel gennaio scorso;

sull’ultimo numero della rivista sono state pubblicate alcune delle reazioni della classe medica americana, sollevando il dibattito sulle implicazioni etiche, sociali, pratiche di questo tipo di interventi. L’autore, Lawrence O. Gostin, dell’O’Neill Institute for National and Global Health, è stato ispirato nella sua riflessione dalla stesura della European Charter on Counteracting Obesity, che contiene un piano d’azione dettagliato per migliorare la disponibilità sulla tavola dei cittadini di cibi sani, promuovere l’attività fisica, per regolare la vendita di prodotti poco salutari ai più giovani. Secondo Gostin le istituzioni potrebbero agire su sette fronti contemporaneamente: pretendere che ogni cibo in vendita sia corredato di tabelle nutrizionali al fine di informare compiutamente i consumatori; punire la responsabilità civile delle aziende che producono cibi in modo non conforme alla legge; controllare e monitorare la popolazione regolarmente; controllare in maniera più stringente la produzione e la vendita di cibi ai più giovani; aumentare il prezzo dei prodotti con alto contenuto di grassi o in generale poco sani; imporre regimi alimentari controllati da nutrizionisti nelle scuole; limitare in uno stesso quartiere il limite di licenze per locali fast food; proibire l’uso di alcuni composti notoriamente nocivi per la salute. I sette punti, ampiamente illustrati nei loro pro e nei loro contro nel commento, pongono immediatamente alcuni problemi, primo tra tutti quello di tracciare la sottile linea di demarcazione tra la libertà individuale e il diritto/dovere di uno stato di fare delle leggi per il bene della comunità. Questa, infatti, l’obiezione posta da Edward Van Oeveren in una delle lettere di risposta all’articolo di Gostin. Ma non solo: Van Oeveren riflette anche sulla reale possibilità di usare una politica proibizionista nei confronti del cibo come si fa nei confronti del fumo di sigaretta. In particolare mentre il legame tra tabagismo e insorgenza di tumore al polmone è diretto, innegabile e scientificamente acclarato, per l’obesità il discorso non sarebbe così semplice, essa è infatti legata a fattori genetici, culturali, ambientali. Per quanto alcune azioni istituzionali di regolazione e controllo siano fondamentali, ciò su cui si deve lavorare per ottenere dei risultati a lungo termine è, secondo Van Oeveren, una modifica culturale. L’obesità, però, è per molti l’epidemia del futuro, la malattia che potrà mettere in ginocchio i sistemi sanitari nei prossimi anni se non si interviene in maniera programmatica e decisa anche con strumenti che possono apparire eccessivi. Il dibattito è aperto

 

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